La nuova legge regionale sul commercio

La nuova legge sul Commercio illustrata ieri mattina dall’assessore Rixi in Commissione presenta diverse problematiche. Per prima cosa, come Partito Democratico, abbiamo sollevato

un problema procedurale, visto che al momento continuano a mancare i pareri degli Affari legislativi e di altri uffici competenti. Un fatto assai inusuale, che non ci permette, in queste condizioni, di discutere la norma nel merito. Siamo disponibili ad andare avanti con le audizioni, anche se consideriamo pregiudiziale ai fini della discussione la presenza dei pareri degli uffici regionali. L’opposizione, inoltre, non ha potuto ancora visionare lo studio commissionato all’Istituto Tagliacarne, né conoscere i criteri da cui deriva l’identificazione delle aree in cui sarà possibile insediare la grande distribuzione.

 

Detto questo, ciò che emerge dalla presentazione del testo sul Commercio non ci convince per due ragioni specifiche.

La prima è una questione di legittimità, visto che la norma potrebbe presentare alcuni profili di incostituzionalità legati al fatto che, invece di indicare dei criteri generali, individua – per legge – i siti specifici all’interno dei quali si potrà insediare la grande distribuzione. Una localizzazione puntuale che inibisce eventuali approfondimenti tramite la Vas e impedisce qualsiasi tipo di istruttoria. Senza contare che, in questo modo, la norma rischia di essere anche discriminatoria, perché non si capisce per quale ragione l’Ente individui alcuni siti al posto di altri. Infine, con questa legge, si sconfina nella potestà urbanistica dei Comuni, che vengono esclusi da qualsiasi decisione in materia.

 

Un altro tema che ci preoccupa è quello relativo alle aree di pregio. Nella precedente programmazione commerciale le Strutture urbane (Su) e le zone classificate come Immagine urbana (Iu) erano escluse da insediamenti commerciali di media e grande superficie. Mentre la Giunta Toti, dopo aver escluso questo divieto a gennaio con la moratoria delle licenze commerciali, con questa nuova legge ha, di fatto, aperto le aree di pregio ai grandi insediamenti commerciali. Questa nuova norma infatti prevede che le Su vicine ai centri storici possano ospitare delle medie strutture di vendita non superiori ai 1000 metri quadrati; se queste aree sono lontane dai centri storici però non ci sono più limitazioni di sorta. Insomma si allargano le maglie per insediare la grande distribuzione anche in zone in cui queste attività commerciali non dovrebbero esserci.

 

In definitiva è dubbio che questo provvedimento, sempre che sia legittimo e non passibile di contestazioni, garantisca più concorrenza. Sicuramente se lo scopo era contenere sulla base di criteri certi e trasparenti lo sviluppo della grande distribuzione il risultato è semplicemente l’opposto. Poca trasparenza e grande distribuzione anche dove prima era vietato.

 

Gruppo Pd in Regione Liguria

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