Caro Toti, la distribuzione non è solo quattrini

Con il ddl 94 del 28 luglio scorso il governo di Regione Liguria dichiara di aver rimesso ordine nel sistema della distribuzione d’area; sicché ora Giovanni Toti può affermare

che con tale provvedimento sono stati valorizzati principi di “competitività ed equità” gravemente trascurati in passato, “facendo perdere soldi ai liguri”.
In effetti l’attuale maggioranza ha potuto rinfacciare ai partiti di sinistra l’ostracismo sistematico nei confronti dei concorrenti delle amiche COOP, che ha determinato a lungo un monopolio nella distribuzione, con relativa lievitazione dei prezzi al consumo del 10% rispetto alle medie nazionali. Semmai, quanto è risultato del tutto carente nella discussione politica degli scorsi mesi è stata la consapevolezza della reale posta in gioco, smarrita nella contrapposizione tra le ragioni efficientistiche e gli appelli ai diritti di sopravvivenza, il mach dialettico tra gli abbattimenti di costi assicurati dalla GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e i servizi assicurati dal sistema di piccola distribuzione diffusa; le “sciure Maria”, come la chiamano a Milano. Dibattito monco, se è vero che le scelte in materia distributiva investono perfino l’organizzazione stessa della società. Oltre lo scontro di interessi miopi.
Infatti, sebbene nata in Europa (la pionieristica catena À l’Innovation sorge in Belgio nel 1897), la GDO è uno dei principali agenti dell’americanizzazione della nostra società. Una storia americana, consolidatasi nei vuoti lasciati dalla Grande Depressione anni Trenta concentrando il consumo, specie alimentare, in grandi punti vendita fuori dai vecchi centri urbani e ristrutturando edifici industriali svuotati dai fallimenti. Un modello – comunque – strettamente dipendente, per raggiungibilità e volumi a stock dell’acquisto, dall’uso dell’automobile; dunque, legato alla motorizzazione individuale di massa. Un sistema che razionalizzava le pratiche di acquisto. Ma che – tra l’altro - produceva e produce effetti desertificanti di interi quartieri; dove il presidio dei piccoli esercizi svolge un ruolo indispensabile, anche sotto il profilo della ricostruzione di legature sociali.
Da qui le evidenti interdipendenze tra consumo e governo dello spazio pubblico, che meritava e meriterebbe minore superficialità da parte dei decisori e della pubblica opinione. Mentre cresce in Liguria il deficit di vivibilità urbana.

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