Un filo di speranza per la nostra fiera?

Carla De Maria, presidente di Ucina, l’associazione che da tempo ha ormai assunto l’organizzazione dell’esposizione annuale della nautica nei quartieri fieristici della Foce,

dirama un bollettino sullo stato avanzamento dell’acquisizione partecipanti che indurrebbe all'ottimismo: un più 21 per cento rispetto alla precedente edizione (5 per cento la vela e 12 per cento entrobordi, con già il tutto esaurito per i fuoribordo); a solo venti giorni dall'inizio delle prenotazioni.
Augurando - innanzi tutto come liguri - il migliore esito possibile alla manifestazione, verrebbe da domandarsi se questo andamento inaspettato non sia anche un segno, seppur tardivo, di vitalità per un polo fieristico di cui stavamo già stilando il definitivo certificato di decesso. O si tratta di spasmi cadaverici post mortem?
Forse varrebbe la pena di coltivare ancora la (piccola) speranza che Genova non debba rinunciare a posizionarsi nel settore espositivo. Ma perché tale speranza si avveri, bisognerebbe fare quanto in passato fu (criminosamente) trascurato: andare per il mondo a promuovere l’offerta genovese e intercettare iniziative. Ancora recentemente qualcuno ipotizzava una specializzazione della nostra fiera nel vasto settore dell’economia del mare: dalla logistica all’infomobilità.
Salvare la fiera: un sogno ad occhi aperti; che comunque meriterebbe un pubblico dibattito, prima che le crepe e l’usura del tempo non trasformino l’intero insediamento in un quartiere fantasma, condannato senza remissione a venir smantellato.

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