La decrescita infelice

“Non è colpa della Brexit. L’Italia ha alle spalle almeno quindici anni di crescita perduta: tra il 2000 e il 2015 il PIL è aumentato in Spagna del 23,5%, in Francia del 18,5%, in Germania del 18,2%.

In Italia è calato del 5%. Questi i calcoli sciorinati dal Centro Studi di Confindustria, non certo una cellula della sovversione internazionale. Che poi aggiunge una previsione agghiacciante: nell'anno in corso la crescita non supererà lo 0,7, per scivolare ulteriormente allo 0,5% nel 2017.
Un quadro che potrebbe soddisfare i teorici della cosiddetta “decrescita felice” (la setta che officia il rito retrò scaturito dalle meningi snob dell’economista francese Serge Latouche; il teorico dell'autoproduzione di yogurt per risolvere la fame nel mondo) se ormai non stesse diventando un’evidenza sotto gli occhi di tutti quali conseguenze derivino dalla senescenza tendente alla sincope dell’intero apparato produttivo nazionale: crollo dell’occupazione, impoverimento diffuso a fronte degli arricchimenti speculativi da parte di esigue minoranze, inaridimento del sistema di protezione sociale e delle relative garanzie.
Se la grande stagione anche creativa del Miracolo Economico del secondo dopoguerra venne trainata dal made in Italy che aveva saputo creare prodotti leader sul mercato mondiale (la Seicento FIAT, la Divisumma Olivetti, la Vespa Piaggio, il Moplen Montedison), non sembra un caso che l’ultimo articolo con  innovazione incorporata risalga agli anni Settanta: lo scarpone con i ganci metallici realizzato nel distretto della scarpa sportiva trevigiano. Poi - in larga misura - soltanto movimenti inerziali che perdevano gradatamente abbrivio, sino alla fermata di inizio secolo. Nella suprema indifferenza dei vari governi succedutisi, che hanno creato le condizioni per quella “decrescita felice” tanto di moda in quegli anni. Seppure a propria insaputa e tanto infelice.
Quanto - invece - si è fatto alacremente è propagandare come verità di fede il principio che tutto stesse andando per il meglio.
Purtroppo aveva ragione Oscar Wilde: “prima o poi la verità sarà smascherata”.

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