Edicola, ultimo bastione, presidio del territorio

L'edicola di piazza Aurelio Saffi, a Savona centro, di fronte alla Prefettura

La decisione da parte del Decreto Ministeriale, di lasciare aperte le edicole, ha suscitato alcune perplessità da parte di alcuni perché vedevano i cari amati chioschi come luoghi

non del tutto necessari. Ancor di più, la notizia arrivata dalla Calabria, di un signore fermato dai carabinieri mentre si recava in edicola. Ebbene, oggi come non mai, solo il giornale, più ancora dei social (spesso fuorvianti, con bufale a bizzeffe) e di taluni siti non ufficiali gestiti non da giornalisti con tanto di patentino, possono essere utili per la cultura in tema di Coronavirus. Un giornale è cultura, fonte di informazione, anche passa tempo. Di sicuro lo si legge molto meglio che girare le pagine di un giornale on line in un palmare.
Per gli anziani, il comperare il quotidiano, è ancora un rito che si attua ogni giorno. Purtroppo gli under 50 hanno quasi del tutto perso questa usanza che ci garantiva il sapore della notizia tra le mani, l’anteprima dell’informazione, l’odore della carta fresca fresca. Sentinella per chi ama le news averle come in passato, senza intermediari, il leggere il giornale alla sera nel letto matrimoniale, oppure comodo sul divano dopo la colazione, o ancora sul tavolino della sala dopo pranzo, come se fosse un ammazza caffè.
Poi sono arrivati gli ambientalisti con i loro dati sulla natura, quindi i social, che hanno messo in ginocchio le edicole e la carta stampata. Molti chioschi si sono dovuti riadattare vendendo anche caramelle, patatine, bubble gum o noccioline. Altri hanno messo le ricariche telefoniche, altre edicole ancora eccoli che vendono gadget turistici o sportivi (in particolare calcistici). Insomma, si resiste in trincea, ancor di più in tempi di COVID19.

A Genova la crisi ha colpito durissimo. Tanto duro da far chiudere addirittura alcune storiche edicole in via XX Settembre, due in corso Buenos Aires, per non parlare delle edicole abbassate nella centralissima piazza Dante, quella a Bavari, in piazza Montano a Sampierdarena, quella iper tecnologica della Fiumara, eccetera. L’elenco potrebbe essere lungo e doloroso.


Di Andrea Bazzurro

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