Il cocktail genovese di Renzi

Nel mistero grande (o buffo, a seconda delle preferenze) della politica, gli aspetti simbolici assumono un valore estremo; sia in quanto indizi che aiutano a capire cosa sta accadendo

realmente sotto le spesse coltri di giochi coperti, sia come icone di una comunicazione interpersonale crittata.
Quale significato attribuire al fatto che il presidente del Consiglio Matteo Renzi, giunto a Genova dichiaratamente per sostenere le ragioni del Sì al referendum del 4 dicembre (con annessa cerimonia post alluvione), abbia accettato l’invito alla bicchierata a Terrazza Martini offerta dal tycoon di Primocanale, il senatore di Scelta Civica Maurizio Rossi, a scapito delle udienze negate agli esponenti locali del suo stesso partito?
Difatti il summit tipo Yalta, richiesto dal sindaco Marco Doria per ridisegnare la politica genovese negli anni a venire, è durato il minimo sindacale dei dieci minuti d’orologio, il segretario PD Alessandro Terrile è stato evitato con cura e la ministra Roberta Pinotti dribblata sistematicamente. A conferma che il premier ancora non ha digerito le promesse fasulle fattegli dai suoi nelle ultime regionali.
Qualche uccellino sussurra a Liguriaeconomy che la serata serviva a incoronare Rossi quale referente locale del costituendo Partito della Nazione; in pole position sia perché porta in dote la principale stazione televisiva della regione, sia per una certa sintonia lookologica che accomuna i presunti promessi sposi politici.
Se così fosse, la geografia del potere genovese subirebbe una significativa trasformazione, allargando i confini (a nuove province) e contraendo gli spazi decisionali (a nuovi fili diretti che bypassano le nomenclature attuali).
Se ne saprà di più seguendo il taglio delle prossime trasmissioni di un’emittente all-news come Primocanale. Se la linea editoriale andrà spostandosi decisamente verso il fronte del Sì potremo dire di avere capito tutto.

Pierfranco Pellizzetti

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