Serve padrone?

L’arresto di Giampiero De Michelis, detto “il Mostro”, e di Domenico Gallo, vulgo “il Diavolo”, rispettivamente il direttore dei lavori e il costruttore in odore di ‘ndrangheta

finiti nel mirino della magistratura impegnata nell’indagine “tunnel-gate” che ha come epicentro il nostro Terzo Valico, trascina scie venefiche che investono un’area non trascurabile della tecnostruttura amministrativa nazionale. Ancora una volta. Ossia il ruolo di alti funzionari preposti ad assicurare la regolarità operativa in grandi opere, lautamente finanziate dal pubblico denaro, che risultano in grave combutta con i soggetti che avrebbero dovuto tenere sotto controllo. E fortuna che esiste ancora una branca dello Stato – la magistratura – impegnata a fare il proprio dovere, bloccando e smascherando tali collusioni tendenti al criminoso (in larga misura rivelate da quello strumento investigativo prezioso, per non dire irrinunciabile, rappresentato dalle intercettazioni; che molti, in un ceto politico dalla coda di paglia, vorrebbero disarmare).
A parte il dubbio permanente su quanta parte dell’illegalità affaristica permanga nell’ombra, per cui è ragionevole supporre che quanto emerso costituisca soltanto la punta dell’iceberg, va comunque sottolineato come la bonifica attuata a mezzo giudici e forze di polizia operi necessariamente a consuntivo. A danno compiuto, in molti casi irreparabilmente.
Ben altro sarebbe il meccanismo messo a punto dalla cultura amministrativa moderna, in una logica opportunamente preventiva. E che – come i fatti stanno a dimostrare – non risulta adeguatamente interiorizzata dalle parti del (fu) Bel Paese.
Venendo al dunque, la corretta fisiologia di tale agire presuppone un rapporto dialettico tra soggetto politico, chiamato a traguardare e controllare (nonché a erogare premi e punizioni a operazione compiuta), e tecnostruttura, responsabile dell’esecuzione. Un combinato disposto che postula nel primo attore – la politica – il necessario livello di competenza richiesto dalla valutazione; nel secondo – l’alta struttura funzionariale – conoscenza implementativa dell’obiettivo ricevuto e lealtà/fedeltà nei confronti delle istituzioni di riferimento.
Sulla carta un combinato disposto perfetto. Che nella pratica si inceppa quando i rappresentanti elettivi dell’interesse generale rivelano livelli di preparazione imbarazzanti, che impediscono loro perfino la comprensione degli argomenti su cui sarebbero chiamati a esercitare la propria leadership. Vuoto tendente al pneumatico, da favorire l’emergere nella diretta controparte delle cosiddette “serve padrone”, figlie del lassismo, che attraverso la conoscenza di un lessico incomprensibile ai politici e il controllo del cosiddetto “potere di agenda” fanno un po’ il bello e il cattivo tempo. Fino alla degenerazione patologica; come quella sui valichi dell’Appennino, di cui riferiscono le cronache.
Un male che non si annida solo nel mondo pubblico, visto il periodico ripresentarsi di tali serve padrone anche nell’associazionismo di rappresentanza, datoriale come sindacale. Ovvia conseguenza di quella che è una comune origine di tali fenomeni: la classica “carenza del manico”.

Pierfranco Pellizzetti

liguriaeconomy.it   |   © 2012 DP Media - p.i. 01962480990   |   contattaci   |   privacy & cookies

Le foto presenti su liguriaeconomy.it sono state in larga parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori fossero
contrari alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione, che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.