Trump in Liguria?

Il terremoto dell’8 novembre - chiamato Donald Trump - che ha sconvolto dalle fondamenta la politica e la società americane avrà rimbalzi anche dalle nostre parti?

Indubbiamente sì, almeno per via indiretta. Di certo cambieranno le politiche atlantiche della difesa per i rigurgiti isolazionistici del nuovo presidente; come pure gli scambi commerciali tra Europa (dunque anche Italia) e Stati Uniti, stante il ritorno annunciato alle politiche protezionistiche da parte della Casa Bianca. Probabilmente aumenteranno le tensioni internazionali tra Occidente e Resto del Mondo, considerate le pulsioni bellicose del tycoon che ora governa il più grande arsenale nucleare del mondo.
Comunque è troppo presto per azzardare previsioni. Quanto - però - appare chiaro è che stanno saltando alcuni punti di riferimento - buoni o cattivi che fossero - su cui fondavamo le nostre certezze.
Per ora sappiamo soltanto che il corso della storia ha compiuto un’ansa, lasciando affondare nei suoi vortici alcuni carichi pesanti e - al tempo stesso - facendo emergere dal profondo residuati ritenuti ormai sommersi.
Ciò che prima di tutto affonda è un establishment che da tempo si è rinchiuso nelle sue frequentazioni esclusive e nella coltivazione dei propri privilegi, tanto da generare nel corpo elettorale un rigetto da estraneità. Quanto è venuto riemergendo, come già da tempo si percepiva, è il risentimento dell’area vasta, corrispondente alla fascia mediana della società, sulle cui spalle venivano addossati per intero i costi delle numerose crisi in corso.
Insomma, quanto è avvenuto negli States, come in Inghilterra con la Brexit, non meno che con il crollo dei consensi tanto a Bruxelles come nei confronti dei governi in buona parte delle società occidentali, ha un solo nome: rabbia. Indignazione diventata furia distruttiva.
Ma di fronte a questa diffusa e profonda insorgenza ha senso limitarsi a etichettarla con la spregiativa denominazione di “populismo”, visto che in molti casi si tratta di nient’altro che della protesta per politiche impopolari?
Va detto - altresì - che i soggetti beneficiati da tale insorgenza - Trump in testa - non dimostrano di avere a disposizione strumenti e politiche che possano risolvere le criticità, al pari degli establishment che contestano; facendo il pieno di consensi.
Nel suo piccolo anche la nostra Liguria presenta aspetti riconducibili a questi slittamenti tettonici nella civile convivenza. I cui effetti distruttivi possono essere prevenuti solo modificando profondamente i rapporti tra classe dirigente e cittadinanza, orientandoli all’attivazione di azioni che “facciano società”, integrandone le varie componenti in un disegno di reciproca valorizzazione.
Se quanto è appena avvenuto comporterà presumibilmente crescenti e imprevedibili turbative nello scenario mondiale, sono i territori che devono attrezzarsi a reggerne gli impatti; chiamando a raccolta le persone e mettendo a frutto le risorse disponibili.
In primo luogo cercando di prevedere e prevenire le possibili onde d’urto in arrivo.

Pierfranco Pellizzetti

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