L’informazione locale al tempo della post-verità

Non ci si capisce più niente! Lo confessiamo: la ridda di messaggi contraddittorii ci ha travolti, mandando in tilt la stessa missione editoriale di Liguriaeconomy:

fornire interpretazioni plausibili dei fatti economici e sociali della nostra regione.
Prendiamo la telenovela ambientata agli Erzelli. Ci hanno spiegato che la nascita del fantomatico Parco Tecnologico dipendeva dall’arruolamento a stretto giro di posta dell’ex Facoltà di Ingegneria nella pattuglia di volenterosi che sul colle fatale (qualcuno lo aveva già denominato minimalisticamente “la nostra acropoli”) stavano avviando la rivoluzione scientifica del Terzo Millennio. Spostamento che doveva avvenire alla fine del 2015, pena la perdita di cospicui finanziamenti statali. Poi il day after è stato spostato alla fine dello scorso aprile. Ora leggiamo che la mannaia del si/no scatterà a fine anno… Bisognerebbe decidersi: o al ministero competente hanno una concezione assolutamente elastica e molto scherzosa del concetto “termine ultimo” (ultimo, molto ultimo, assolutamente ultimo, ultimissimo) oppure le sentenze giornalistiche su tali scadenze erano null’altro che una finzione al servizio degli interessi accelerativi dei promotori dell’iniziativa, rimasti a corto di quattrini. Dunque, bisognosi di ulteriori apporti monetari, quali quelli assicurati dall’eventuale acquisto di spazi invenduti a Erzelli da parte dell’Ateneo.
Intanto, mentre non tace la grancassa mediatica sull’hi-tech in gestazione, contemporaneamente dalla Regione arrivano chiari segnali disconfermativi: il Progetto va salvato in qualche modo (magari piazzandoci un’impresa partecipata dal pubblico, come Liguria Digitale: una software-house, non un centro di ricerca) solo per soccorrere l’istituto finanziario imbarcato nell’operazione deficitaria.
Dove sta la verità? Ai posteri l’ardua sentenza.
Altro giro, altro regalo: un esperto di logistica portuale del calibro di Enrico Musso segnala nel suo blog in questo sito il calo dei traffici in atto nel porto di Genova. Con sincronismo perfetto appare sulla stampa locale un titolo che prospetta situazioni esattamente contrarie “bene il porto di Genova nell’ultimo semestre” (anche se poi, andando a leggere il testo, si scopre che l’articolista si è smentito da solo: “il traffico portuale, con particolare riferimento al movimento delle merci, registra una diminuzione sia per l’imbarco (-2,5%) che per lo sbarco (-3,2%)”).
Non a caso ormai comincia a circolare nella saggistica, con una certa insistenza, l’eufemismo “non-verità”: le balle come strumento di consenso.
Il fatto è che - così facendo - si finisce per smarrire qualsivoglia credibilità. E il conseguente patrimonio di fiducia, fondamento del civile dibattito pubblico. Grazie all’informazione che ha smarrito ogni aggancio con la sua stessa materia: le tendenze e gli accadimenti reali. Magari inseguendo l’apprezzamento di manovratori sempre meno attendibili.
Come ne hanno dato lampante riprova le elezioni americane.

Pierfranco Pellizzetti

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