Sindacato comes back?

Scrive Roberto Mania su la Repubblica: «L’ultimo accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, con tutto il carico di simbolismi che ancora riesce a trascinarsi dietro; 

poi l’intesa, dopo sette anni, per i contratti pubblici nonostante il rischio di una strumentalizzazione elettorale; la riforma, infine, del modello di negoziazione nei settori dell’artigianato e del commercio sembrano segnare un nuovo inizio per le relazioni industriali e definire il profilo del sindacato nella stagione della disintermediazione politica. Un sindacato che fa il suo mestiere: gli accordi. Con soluzioni innovative, pragmatiche, a-ideologiche. Un terreno antico che appare moderno dopo l’abbuffata di politica che ha riempito il tavolo sindacale negli ultimi decenni».
Dunque, un cambiamento importante, che lascia intendere come le cosiddette “parti sociali” ancora non siano definitivamente estinte. Anche se l’attuale evoluzione della controparte confindustriale, che ha testé eletto il suo nuovo presidente nella figura del tipografo partenopeo Vincenzo Boccia, resta ancora tutta da interpretare (e ciò significa, innanzi tutto, capire se un qualsivoglia “corso” sia effettivamente in gestazione nel palazzo di viale dell’Astronomia all’EUR, sede dell’associazione industriali).
Così, dopo una lunga eclisse, torna in scena la rappresentanza del lavoro, a svolgere il proprio ruolo di promozione del soggetto fondativo della repubblica democratica italiana; stante l’articolo uno della Carta Costituzionale, salvo contrordine tuttora vigente: il lavoro.
Con questo, battendo in breccia l’idea che – per dirla alla Mania - la tanto strombazzata “disintermediazione epocale” potesse significare esclusivamente la riduzione di una parte significativa di società – quali i lavoratori dipendenti - alla molteplicità di molecole sparse, condannate all’isolamento; e – di conseguenza – all’insignificanza politica.
Al tempo stesso segnala che le organizzazioni sindacali tendono a riappropriarsi del proprio ruolo, facendo meno crociere e stilando più contratti. La via migliore per ripristinare quel rapporto fiduciario con “la base”, ormai abbastanza compromesso.
Ultima ma non ultima considerazione, la ripresa di vertenzialità (accantonando confuse aspirazioni di protagonismi “altri”, tipo la mai decollata “Coalizione sociale” di Maurizio Landini) suona a ritorno in scena dell’economia reale, dopo anni in cui sono prevalse virtualità finanziarie che non hanno portato a nulla.
Ben venga – dunque – una nuova stagione in cui i diritti e le responsabilità riconquistano il centro del dibattito pubblico e gli addetti smettono di mimetizzarsi nei riti di un ceto politico indifferenziato. Nel caso dei sindacalisti, la dismissione delle grisaglie per tornare a indossare l’eskimo.

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