Ilva, clamorosa retromarcia

Mentre i circa 600 operai dell’Ilva erano attorno alla prefettura, dopo aver fatto esplodere un paio di grossi petardi in prossimità di piazza Corvetto e qualche fumogeno nella galleria

che collega Corvetto a Portello, ecco la buona notizia, davvero inaspettata, annunciata con tanto di megafono da Bruno Manganaro della Fiom Cgil.
Da Roma, salta il tavolo dell'Ilva al Mise. La conferma arriva dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda «Bisogna ripartire dall'accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell'accordo la trattativa non va avanti». «Abbiamo iniziato l'incontro con l'azienda comunicando che l'apertura del tavolo in questi termini è irricevibile, in particolare per gli impegni sugli stipendi e l'inquadramento, su cui c'era l'impegno dell'azienda» prosegue il ministro, che poi insiste: «Non possiamo, come Governo, accettare alcun passo indietro su retribuzioni e scatti di anzianità acquisiti che facevano parte degli impegni». «Sconcerto» ha espresso la delegazione dei vertici di Ancelor Mittal sulla decisione del ministero di non aprire il tavolo di trattative, «una decisione del tutto inattesa» fanno sapere spiegando di essersi presentati disponibili ad avviare una trattativa che potesse essere sostenibile «da tutti i punti di vista, compreso quello economico».

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