Ilva – sindacati, è guerra aperta

Parti lontane, chissà se domani mattina a Roma ci possa essere un avvicinamento o una rottura definitiva. Perché i sindacati hanno chiesto ai rappresentanti di ArcelorMittal un documento

scritto da poter analizzare che contempli la proposta su diritti acquisiti, salari e normativa di riferimento. Nella riunione di mercoledì, Fiom, Fim, Uilm e Usb hanno rimarcato la grande distanza con il colosso dell’acciaio sulla rimodulazione di premi e quattordicesima che potrebbero incidere sul reddito dei lavoratori per 4.000/5.000 euro l’anno. Per le organizzazioni sindacali occorre mantenere sostanzialmente le condizioni attuali sia in termini di anzianità aziendale, professionale e retributiva dei lavoratori. Da quanto filtra, però, l’azienda - supportata dalla risposta della Commissione europea che il commissario straordinario Laghi ha letto durante l’incontro - premerebbe per una discontinuità anche occupazionale. Con una rivisitazione di tutti i contratti e degli accordi stipulati in tutti questi anni tra Ilva e lavoratori.

Un problema che sembrava superato il 31 ottobre quando il ministro Calenda riaprì la trattativa assicurando che tutti i diritti acquisiti sarebbero stati assicurati dalla cordata.

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