Tirrenia, subbuglio per trasferimenti da Genova

“No al trasferimento di 15 dipendenti genovesi di Tirrenia Cin a Porto Ferraio e a Piombino, nel livornese, in Toscana: una decisione unilaterale dell'azienda che ha il sapore del

licenziamento e che non è stata discussa con i sindacati. Stop anche al licenziamento dei lavoratori della biglietteria Moby di Genova. Oggi Moby e Tirrenia appartengono allo stesso armatore all’interno di unica holding”.

A dirlo è il capogruppo del Pd in Regione Liguria Giovanni Lunardon, primo firmatario a nome del Gruppo del Partito Democratico di un ordine del giorno sottoscritto da tutte le forze politiche e approvato questa mattina all'unanimità in Consiglio regionale in cui si impegna la Giunta ligure a “interloquire con il Governo e le Regioni interessate al fine di scongiurare tale trasferimento, assicurando la tutela dei diritti dei lavoratori. Nel documento si chiede anche alla Giunta di intervenire sul titolare dell’azienda Moby e sul Governo per garantire la salvaguardia dei posti di lavoro di sette persone, dopo la chiusura della biglietteria Moby di Genova”.

I lavoratori di Tirrenia, afferma il savonese Lunardon, “sarebbero costretti a prendere servizio a Porto Ferraio e a Piombino dal primo marzo prossimo. Questa decisione è stata presa in assenza di un piano di riorganizzazione che giustifichi i trasferimenti e rappresenta un duro colpo per la presenza storica di Tirrenia nel Porto di Genova, che risale al 1936, e che oggi consta, in totale, di circa 50 dipendenti amministrativi”. Il trasferimento, si legge nell’ordine del giorno “avverrebbe in assenza di qualsivoglia incentivo e senza alcuna contrattazione sindacale. Senza contare che 7 dei 15 dipendenti godono dei benefici della legge ex 104

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