Economia del mare, Maresca: “Le autorità portuali siano riformate come spa pubbliche”

Il nuovo Governo, che sta per insediarsi, dovrà avere tra le priorità della propria agenda l’economia del mare di un Paese, il nostro, che con 8.000 chilometri di costa è una piattaforma logistica naturale con un cluster marittimo che rappresenta quasi il 10% del Pil nazionale. Tra le urgenze a cui il prossimo esecutivo ci aspettiamo che possa affrontare è la riforma della legge italiana sui porti, la legge Delrio, una riforma rimasta zoppa e che oggi va rivista sotto una prospettiva totalmente innovativa della portualità italiana. Per allinearci con le altre realtà europee e perché i nostri porti possano restare performanti, è necessario che la nozione di autorità di sistema portuale sia riformata come spa pubblica, dotata di una propria personalità giuridica e in grado di assolvere altresì alla funzione pubblica alla stregua della principale visione europea delle Authority.

I porti pur essendo soggetti alle linee di indirizzo del ministero delle Infrastrutture – oggi Mims – devono essere in grado di avere procedure più snelle interne in modo da raggiungere gli obiettivi più celermente.

Inoltre all’interno dell’eventuale Cda anche i Comuni dovrebbero avere un ruolo decisorio in merito alle politiche che coinvolgono le città di riferimento. Un punto imprescindibile, su cui si era aperto un dibattito nel governo Conte I, perché le nostre città sono un unicum con i propri porti e pertanto il rapporto tra attività portuale e quella del tessuto urbano e residenziale non può passere in secondo piano.

Oggi la governance è ancora soggetta a troppi lacci e lacciuoli burocratici derivanti dalla natura di ente pubblico, che non aiuta di certo ad assolvere gli obiettivi di crescita marittima a livello nazionale.

Inoltre in questo delicato momento di guerra, che creerà taluni problemi all’approvvigionamento energetico nazionale, smussare le angolature burocratiche della Autorità di sistema portuale, potrebbe compensare le lentezze e gli svantaggi derivanti appunto dal rischio di diminuzione dei traffici di materie energetiche scommettendo su un grande porto come Genova come principale hub di approvvigionamento energetico nazionale. Abbiamo pertanto la necessità di sussumere la nozione Europea di “Adsp come società “.  Dobbiamo creare quei Soggetti giuridici in grado di contribuire maggiormente all’aumento del pil del paese in maniera costante e autonoma. In secondo luogo, ma non di minore importanza, ritengo fondamentale la nomina del Commissario straordinario delle zone logistiche semplificate, previste dal Decreto Genova, e che ancora stiamo attendendo.

La zona logistica di Barcellona insegna che talvolta gli sgravi burocratici possono essere ancora più importanti degli sgravi fiscali e incentivare nuovi investimenti sul territorio.

Genova, oltre a poter sviluppare la retroportualità del nord ovest, è il primo retroporto di se stessa: abbiamo l’urgenza di riconsiderare certe aree in città in disuso da riconvertite in aree produttive e lavorative tali da aumentare l’occupazione. Ma è il Governo italiano che dovrà dare la spinta necessaria a tutto questo, attraverso misure fiscali volte a incentivare i flussi di traffico dalla nostra città verso i grandi corridoi europei. In questo contesto Genova potrebbe diventare davvero la “Via dell’energia” in grado di alimentare tutta l’Europa essendo la porta principale della rotta del Canale di Suez, dove fra l’altro si muovono alcune grandi compagnie   internazionali dei settori oil and Gas.

Dobbiamo, inoltre, trarre esempio dalle grandi città portuali europee, che hanno zone di trasformazione e stoccaggio merce a cui sono applicati regimi burocratici e fiscali esclusivi che hanno consentito una crescita enorme dell’indotto così da trarne giovamento anche la politica degli Stati membri. L’Italia deve imitare quei modelli e fare di Genova la scommessa di sviluppo logistico ed energetico del nostro paese per i prossimi anni. Possiamo farcela se Governo, commissione Europea ed enti locali remeranno convinti dalla stessa parte, possiamo vincere questa sfida se avremo dalla nostra parte l’intera comunità genovese, capace di considerare di primaria importanza il futuro rispetto alle critiche strumentali di parte politica. Senza entrare nel dibattito politico di questi giorni post elettorali, una delega forte ai Porti, se non addirittura un dicastero del Mare, è quanto più necessario al prossimo esecutivo per affrontare le sfide di questo periodo: un ministro ligure, meglio ancora se genovese, che conosce bene le dinamiche della portualità e della logistica è il profilo ideale per il futuro dell’economia del mare del nostro Paese.

Francesco Maresca
Assessore al porto di Genova

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